Archivi per la categoria: mondocane

tra 5 ore parto per la folle avventura di Samarkand’09: 10000km lungo le piste euroasiatiche fino a Dushanbe, capitale tagika. Questo il sito del viaggio, con aggiornamenti via twitter (che speriamo non collassi di nuovo sotto i colpi di qualche DoS) e posizionamenti geografici in diretta grazie all’ottimo servizio – tutto italiano – di youposition.
Ogni volta che sarà possibile caricheremo anche video e foto.
ci vediamo a settembre.

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Il candidato ideale deve rispondere al seguente profilo:

  • essere un fashion designer e/o un artista che lavori sul concetto di Moda;

[via lavoricretini.com]

effetti collaterali della crisi, ravanare tra gli annunci. quando va bene via RSS (infinitamente comodo) quando va veramente bene, trovi delle piccole gemme che neanche Spinoza, anche se – temo, tremo – involontarie. Questo è per blogger markettaro a cui piace ciucciare:

… abbiamo bisogno di un blogger.
Una persona che ami comunicare, creare e mantenere contatti, lasciando tracce di sé in rete, in un forum, un personal space, in YouTube o in Facebook. Una persona che non può vivere senza cercare, scoprire e condividere online. Che sappia scrivere e abbia almeno un blog in cui lo fa con dedizione e passione. Un blogger che adori gli anni 80 e per il quale ciucciare il latte condensato Nestlè direttamente dal tubo sia una delle attività preferite.

anche il resto non è male (“condensare emozioni” sul latte condensato…). il progetto va on-line ad aprile.

[via lavoricreativi per colpa di nowavailable]

In Italia la legiferazione prende spunto solitamente dai fatti di cronaca, vedi Eluana. Appena un grave reato assurge agli onori della cronaca, il governo si precipita a legiferare in proposito, solitamente in chiave restrittiva più che costruttiva, vedi Eluana.

Stamattina leggo questa notizia:

Polizia choc, agenti drogati in servizio

Poliziotti che vendono e consumano – anche in servizio – robuste dosi di cocaina. Il che vuol dire che in giro per le nostre strade circolano individui pericolosi, strafatti di droga che spesso si lasciano andare a comportamenti violenti.

Seguendo il metodo legiferativo classico di cui sopra, mi aspetterei che oggi il governo varasse un decreto legge urgente per imporre immediatamente il test del capello a tutti i dipendenti delle forze dell’ordine (o almeno a quelli che se ne vanno in giro con la pistola) con licenziamento immediato per tutti coloro che risultino positivi.

Ho l’impressione che questa volta i nostri saggi governanti faranno finta di nulla, forse perchè – con una certa ragione – hanno paura di rimanere senza servoprotettori.

I media mainstream non fanno che ripeterci che l’attacco israeliano nella stricia di Gaza si caratterizza soprattutto per l’impossibilità di verificare le notizie sugli scontri visto che non ci sono giornalisti sul luogo. O almeno non giornalisti occidentali.

Quello che emerge invece – giornalisticamente parlando – è la grande forza del gruppo Al Jazeera e la sua presenza consistente nei luoghi degli scontri.

Non solo nella sostanza, ma anche nei modi, questa copertura mediatica risulta atipica e destinata ad essere un punto di riferimento.

Aggiornamenti diretti in tempo reale dalla striscia di Gaza vengono forniti da corrispondenti di Al Jazeera via Twitter – canale AJGaz. Non è il primo evento che viene seguito via microblogging, però fa un certo effetto ricevere breaking news esclusive in questo modo.

E’ disponibile anche una collezione di filmati video sull’andamento della guerra e su quello che sta succedendo a Gaza, sia in versione web sia in alta qualità per uso televisivo, e gratuitamente. E anche una grande vittoria per le licenze Creative Commonsl,  grazie alle quali i footage possono essere condivisi ed utilizzati dai vari media citando semplicemente l’autore.

La pagina web dove si possono vedere e scaricare tutti i materiali video, dal primo giorno di guerra a ieri, è Al Jazeera Creative Commons Repository

Io la televisione ho smesso di guardarla da un paio di anni, ma non mi sembra che vengano passate immagini di questo tipo: mi sembra che le emittenti italiane si limitino ad immagini di esplosioni viste da lontano, probabili veline israeliane.

“Non parlo delle cose che non conosco!!!” diceva Nanni Moretti nel famoso sfogo di Sogni d’Oro. La posizione è sciovinista e io non riesco ad abbracciarla, visto che spesso mi si fa notare che parlo lungamente di film che non ho visto.
Però tra una chiacchierata tra amici e redigere la voce di un dizionario la distanza è notevole. Anche se è un dizionario della moda, anche se è un dizionario sul web.

Non so perché il signor Maurizio Vetrugno abbia deciso che la voce “Cyberpunk”
aveva una ragione di essere inserita nel Dizionario del sito dellamoda.it
Io resto perplesso nell’apprendere che il Cyberpunk sia mai stato “un Movimento giovanile” e una “moda più o meno spontanea” che “In termini strettamente sartoriali si fa partire dal 1983” e sartorialmente denotato da “bende e garze esibite per la strada come orgogliosi badges”. Cosa c’entreranno le garze?!
Forse quello di cui parla Maurizio è lo stile post-atomico alla Mad Max, mi dico. Infatti lo dice! Però poi aggiunge, di punto in bianco, che “Per definizione” – non si sa data da chi – “nello stile cyberpunk viene coniugata l’attenzione in senso lato per la cibernetica”. Non pago, Maurizio s’impunta anche a voler definire il filone di ricerca aperto da Norbert Weiner negli anni ’40 e che studia la teoria generale dei sistemi complessi, basandosi sul concetto di feedback e non “l’intelligenza artificiale a partire da un modello biologico” (quelle – se mai – sono le reti neurali).

Quindi il termine Cyberpunk unirebbe la cibernetica all'”eredità punk”, dove però – specifica Maurizio – “l’accento in questo caso viene posto sul termine eredità nel senso di ciò che rimane.” E continua “Ecco dunque apparire una tribù di creativi riciclatori che dagli inutili rottami di una civiltà tecnologicamente avanzata ricavano sculture mobili e dragster.” (e rieccoci a Mad Max)

In tutto questo profluvio di parole a caso, Internet non viene neanche nominata. Peccato, visto che le reti di computer sono il cardine dell’immaginario cyberpunk.

Quando il dotto signor Vetrugno raggiunge l’apice quando arriva alle citazioni letterarie. Ci si aspetterebbe che partisse da Bruce Bethke e dal suo racconto intitolato “Cyberpunk”, appunto, o almeno da William Gibson e dal suo romanzo “Neuromancer” dove viene coniato il termine cyberspace. Invece no, i “padri nobili del movimento” vengono indicati in William Burroughs e J.C. Ballard che  c’entrano poco o nulla (mentre avrebbe molto più ragionevolmente potuto citare Philips K. Dick), e Bruce Sterling, il quale pur essendo un esimio esponente di questa corrente letteraria è comunque un dichiarato discepolo di quel William Gibson che non viene neanche nominato dal eccelso redattore del dizionario.

Eppure, per concludere, caro Maurizio Vetrugno, sarebbe bastata una semplice ricerca su wikipedia per scoprire che il Cyberpunk non è un movimento giovanile ma:

“una corrente letteraria e artistica nata nella prima metà degli anni ottanta nell’ambito della fantascienza, di cui è divenuto un sottogenere. Il nome si fa derivare da cibernetica e punk e fu originariamente coniato da Bruce Bethke come titolo per il suo racconto “Cyberpunk,” pubblicato nel 1983, anche se lo stile fu reso popolare ben prima della sua pubblicazione dal curatore editoriale Gardner Dozois. Il Cyberpunk tratta di scienze avanzate, come l’information technology e la cibernetica, accoppiate con un certo grado di ribellione o cambiamento radicale nell’ordine sociale.

Tra gli esponenti più noti vengono comunemente indicati William Gibson, per i racconti e romanzi fortemente innovativi e caratteristici dal punto di vista stilistico e delle tematiche, e Bruce Sterling, per l’elaborazione teorica. Bruce Sterling ha definito il cyberpunk come «l’integrazione del mondo high tech e della cultura pop, specialmente nel suo aspetto underground».”

Solo la Microsoft può proporre un corso, in aula con insegnante, dove ti insegnano ad utilizzare l’help.

Lessons

Navigate through Application Windows
Enter Information
Edit Information
Functionality of Menu, Tool and Comand Bars
Accessing ‘Help’
buconero.jpg

C’era una volta il karaoke…

Adesso c’è Wee Boxing!

Per tutti gli stonati è una grande notizia. Anche per gli smanettoni. Forse le ragazze saranno meno contente, tanta fatica per tirare fuori di casa i ragazzi ed allontanarli dalla PS per poi ritrovarsi al bar una bestia ancora peggiore.

wii boxing in bars.JPG

BBQ restaurant a Park Avenue South, New York City

(Via PSFK Trend.)

Parliamoci chiaro, il problema della spazzatura a Napoli e in Campania
non si risolverà mai, il presidente è un buffone travestito da spazzino (ormai sono completamente allineato e appiattito sulla linea politica dei compagni di famiglia cristiana).

E allora se monnezza dev’essere – amici napoletani – che sia con stile!
Fate rosicare quegli snob milanesi, sempre a correre dietro un vernissage, utilizzando i sacchetti più cool in circolazione.

Un cumulo di pattume si trasformerà in un’installazione degna della biennale (magari riuscite anche a far pagare il biglietto a qualche milanese di passaggio).

Rabbit-kun del gruppo creativo MAQ, Inc.di Tokio

Rabbit-kun Garbage Bag Art Work -- Rabbit-kun Garbage Bag Art Work --

Rabbit-kun Garbage Bag Art Work -- Rabbit-kun Garbage Bag Art Work --

Anche con altri simpatici animali: Oscar Garbage Bag Art Work --

Anche il sacchettone gigante illustrato da Lily Franky per Sesame Street fa la sua porca figura.

Oscar Garbage Bag Art Work --

Oscar Garbage Bag Art Work -- Oscar Garbage Bag Art Work --

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[Via Pink Tentacle.]