Archivi per la categoria: cyberfashion

C’erano una volta i nerd: i secchioni americani, gli sfigati smanettoni più a loro agio con i computer e la fisica che con le ragazze. L’angheria che subivano più frequentemente era la rottura degli (immancabili) occhiali da parte del bullo di turno. La montatura veniva poi diligentemente riparata con lo scotch creando l’elemento centrale dell’estetica nerd.

nerd-glasses

Oggi i Nerd hanno avuto la loro rivincita (potenza profetica del cinema), hanno fatto i soldi e si fanno chiamare Geek, un restyle radicale per un riposizionamento completo. Il geek è ormai una categoria sociologica centrale nella nostra società dell’informazione, con buona pace del metalmeccanico cipputi e della sua salopette blue – e in quanto tale commercialmente targettizzabile.

Calvin Klein USB shades

Calvin Klein USB shades

A chi altri potrebbero essere destinati questi shades Calvin Klein (fotografati sull’immancabile sfondo di un mac…) con una chiavetta USB alloggiata nella stanghetta?

E’ la re-mitizzazione del simbolo, come la cucina povera, la ribbollita da piatto contadino a star della gastronomia mondiale, simbolo della prelibatezza della cucina toscana. L’occhiale rotto, distintivo del nerd e foriero di valori anti-estetici (il nerd si contrappone valorialmente alla starlet, deficiente e fashion victim, su cui il bullo cerca di far colpo spezzando montature) è diventato l’occhiale firmato, l’oggetto-valore per i wannabe geek, perchè un vero smanettone non li metterebbe mai, i veri cool-geek portano occhiali di Gucci, con la stanghetta rotta tenuta su da nastro isolante, in colori fashion.

(e adesso via libera agli insulti *lol*)

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se già apprezzate adblock, Readability vi farà piangere di gioia. un semplice bookmarklet in grado di migliorare drasticamente, in un attimo, la qualità dell’esperienza di lettura sul web. funziona così: navigando arrivate sulla pagina dove c’è un articolo che v’interessa, lo scorrete velocemente ma la concentrazione è distratta da agenti infoinquinanti: banner, cattiva formattazione tipografica, immagini attorno le quali il testo gira e rigira. pensate di potere, a questo punto, sfregare la lampada di aladino e tutto il resto scompare: restate solo voi e il vostro articolo, perfettamente chiaro e leggibile come mai avreste osato immaginare. funziona con qualsiasi sito, con qualsiasi browser e non ha bisogno di (quaisi) nessuna configurazione. è così bello, così deliziosamente agile e potente che si farà presto molti nemici. nel frattempo, godetevelo.

[via kottke]

esiste una categoria di videogiochi che flirta con il mondo delle leggi fisiche, puzzle che vanno risolti spostando oggetti, rifrangendo raggi e cose del genere, tutte piuttosto noiose dopo i primi 10 minuti.

ma se provate ad entrare nel world of goo resterete invischiati nel magma delle deliziose palline appiccicaticcie che lo popolano.

grafica da cartone animato, humor, giocabilità intuitiva, continue sorprese ed sibillini messaggi del disegnatore di cartelli creano un mix perfetto che crea immediata dipendenza.

vincitore di diversi riconoscimenti, è probabilmente uno dei migliori giochi dell’anno, pesa poco e costa pochissimo!

Opera di due ragazzi di San Francisco, 2D boy, astro nascente di un concetto di gaming lontanissimo dagli sparatutto 3D.

Per Mac, Win, Linux e Wii.

garibaldihdr2

Dovrebbe essere svizzero, invece è olandese. Non è un formaggio ma quasi: ha i buchi ed  è il nuovo font ecologico. Dopo l’MT della FonFont (di cui già avevo parlato) ecco Ecofont, un altro carattere per salvare il pianeta (o almeno dare una mano a ridurre i consumi) che già dal nome non lascia dubbi sul suo ecotrendismo. Se MT risparmiava eliminando le vocali “inutili”, Ecofont – più democraticamente – toglie un po’ a tutti: ogni lettera è stata infatti sforacchiata con circoletti vuoti. Il risultato – secondo i sui inventori (SPRANQ) – è un risparmio delle cartucce o del toner fino al 20%.

lexiamatic inna ecofont styla

lexiamatic inna ecofont styla

Graficamente, il risultato non è proprio esaltante. Se avessi tempo e voglia di scartabellare, sono sicuro di poter trovare migliori esempi di font “sforacchiati” molto più graziosi (hahaha: il colmo per un sans-serif? essere grazioso!). Ecofont rappresenta comunque un segno dei tempi che cambiano, anzi, del tempo che cambia.

[via puntoinformatico]

Ovvero come imporsi nell’universo fashionblog con uno stile minimal, iconico e antiverbale, Justin R. Saunders col suo JJJJound viene citato anche dai ricercati blogger a stipendio del nytimes, non che sia un pregio in |valore assoluto| ma comunque, sputaci sopra.

Ecco come Justin – in flesh and bones – descrive il suo blog:

The blog posts will have no titles.
The photos will be random.
No text either.
Just great photos.
(BTW, this is going to be your favorite blog)

Modalità di fruizione ottimale: via rss feed nel vostro aggragator preferito.